La cultura nell’Italia che galleggia – Donazioni del 2025

Immagine creata con MS Copilot

Il Censis si rivela ogni anno più preciso nell’individuare la situazione del nostro Paese: dall’Italia dei sonnambuli del 2024, quest’anno si è passati all’Italia che galleggia, in un rapporto il cui titolo, Sindrome italiana, ricorda da vicino il Caso Italia e la Peste italiana di pannelliana memoria.

Ed è vero. Un’occhiata intorno a noi è in grado di restituirci in pochi minuti l’esattezza di queste definizioni.

Oltre i dati demografici, oltre i dati sull’astensionismo, oltre gli indicatori della produzione industriale che ormai tutti conoscono, i fortunati cartelli pubblicitari che recitavano “Siete insetti, l’inseguirsi dei limiti di velocità e dei divieti di fumo all’aperto e, da ultimo, il ritorno in edicola dei vecchi (ma sempre più attuali) numeri di Alan Ford in ristampa anastatica danno, tutti insieme, l’idea di quello che forse è il primo Paese al mondo che realizza l’idea romeriana dello zombi moderno.

Che fine farà la cultura italiana, in un Paese sempre più vecchio, sempre più indietro, disseccato da ormai due secoli di emigrazione, di dittature, di guerre, di tagli ai servizi e ai diritti?

Questo non è dato a sapersi. L’unica cosa che si può dire è che se una persona si interessa a qualcosa, allora deve far proprio il motto ormai vintage di Marco Pannella: “Se ho una cosa grave e so che esiste, non mi preoccupo, me ne occupo“.

Difficile farlo nel mondo del lavoro italiano, con le giornate sempre più lunghe ma sempre più piene, con i tanti micro-abbonamenti che succhiano via il denaro come vampiri digitali, i trasporti allo sbando più totale, la sensazione di una precarietà che invece di spronare a far meglio tiene come paralizzati; difficile, in queste condizioni, trovare il tempo e il modo di fare qualcosa.

Anche chi scrive, in fondo, si rende conto di avere sempre meno tempo per riflettere ed agire; può immaginare cosa debbano provare altri a loro volta; non si stupisce più, del resto, della cronaca, di quel che vede per le strade, della street economy. E’ l’implicazione necessaria di un sistema sociale che sta fra la caserma e il formicaio, è la realizzazione compiuta degli indizi che chi non è nato ieri ha avuto modo di vedere svilupparsi (quasi indisturbati) nel corso degli ultimi decenni.

Chi invece riesce ancora a fare qualcosa, io credo, deve essere sostenuto. Bisogna farsi trovare pronti per l’unico attimo (che mai, purtroppo, credo sia stato tanto lontano come oggi) in cui passerà il treno, e nel frattempo preservare il possibile. Come diceva il giudice Borrelli: “Resistere, resistere, resistere“.

E bisogna farlo, devo dirlo in questo secondo anno in cui riscontro tale fenomeno, nonostante l’inflazione (o forse una malintesa “selezione della clientela”) abbia colpito anche il settore del crowdfunding.

Io sostengo progetti in crowdfunding da anni, eppure non posso non notare come, appena 3-4 anni fa, si poteva dare un piccolo contributo ottenendone indietro qualcosa di tangibile (fosse reale, come un DVD, o virtuale, come un link riservato per vedere il film, magari straniero); e come oggi, invece, si leggano sui portali di crowdfunding delle cose che fanno semplicemente paura.

Se qualcuno crede che i cacciatori di talenti vadano su Kickstarter a donare cifre folli per un link a un film indipendente, secondo me si sbaglia: i talent scout andranno direttamente al cinema o alle kermesse, o più probabilmente sono già appostati sui maggiori social a scovare le nuove stelle e, se ne hanno, i relativi agenti con cui contrattare.

Ma transeat: io non voglio buttare la croce addosso a chi pensa di aver trovato una strada per vivere della propria arte. Se questa è la strada giusta sarà il tempo a dirlo, io posso solo augurare loro il meglio.

Ed ecco i progetti che ho deciso di sostenere quest’anno, con il mio modesto budget di 120 euro:

Wikimedia Foundation Italia

Non è la prima volta che sostengo Wikipedia, un’enciclopedia veramente per tutti, libera e gratuita, che non ha fatto in tempo a farsi accettare che ecco arrivare l’AI a insidiarne il primato.

Chi scrive, a questo proposito, fa notare che, mentre la collettiva e gratuita Wikipedia è stata ed è tuttora sminuita come una specie di Bignami dei poveri (mentre le edicole, vere e proprie librerie popolari, chiudevano una dopo l’altra), l’AI prodotta dalle più grandi aziende del mondo (che non credo disdegni, peraltro, di ricercare all’interno di Wikipedia per dare le sue risposte) non solo non è sminuita o svalutata (e questo giustamente), ma è osannata da tutto quel codazzo di “esperti” (di cosa, non si è capito) che fino a ieri criticavano Wikipedia. E questo senza che da parte di costoro si sia accennato a un timido, sussurrato “ci siamo sbagliati”.

E’ anche per questo che le persone si allontanano da una cultura vista come un’estranea, è anche per questo che anche quest’anno io sostengo Wikipedia, e più precisamente Wikimedia Italia, l’associazione che la tiene in piedi per l’Italia.

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Casa della Cultura – Via Borgogna 3, Milano

Anche questo della Casa della Cultura di Milano è un gradito ritorno, come già Wikipedia.

Fondata a Milano nel 1946 da “persone che hanno sempre creduto e credono nella democrazia culturale, che hanno cercato di approfondire e far amare valori come la libertà, l’autonomia, la consapevolezza, la tolleranza“, questa associazione di promozione sociale ha un canale YouTube dove vengono caricate, quasi a ritmo quotidiano, le conferenze che vi si tengono su temi di ogni genere: dalla letteratura alla guerra, dall’ambiente al digitale, all’economia, ai temi propri della città di Milano, alla Storia, con ospiti grandi personalità.

Mi ci sono avvicinato durante il Lockdown, ormai cinque anni fa, e subito ne ho visto il grande potenziale mediatico, che infatti è stato premiato: a differenza di molti altri canali, anche di realtà più grandi e famose, questo della Casa della Cultura non solo è riuscito a sopravvivere al ritorno alla “normalità” (mai parola fu più abusata), ma si è ulteriormente evoluto: la modalità ibrida degli incontri è ormai una costante, la cadenza degli eventi è aumentata, i temi si sono legati ulteriormente all’attualità dei nostri tempi.

Qui il link alla pagina delle donazioni e, per chi volesse semplicemente dare un’occhiata, al canale YouTube.

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Vincent Price and the art of living

Ha ancora senso parlare dell’horror degli anni Sessanta?

Secondo chi scrive, sì: è stata la grande stagione della liberazione, della contestazione, della rivoluzione dei costumi; è stata la nascita dell’horror moderno e dello splatter, è stata la rinascita della sensualità sugli schermi mainstream, dopo il Codice Hays e i suoi omologhi (anche solo impliciti) nel mondo. Tutto quello che è venuto dopo, la terza ondata (che per il femminismo è già la quarta: i movimenti si accavallano) venuta alla luce dopo la New Hollywood, quella che è rinata dalle ceneri dell’11 Settembre e che abbiamo visto nel post-MeToo, tutto questo è figlio di quella stagione.

Vincent Price è stato un simbolo di tutto questo, e questo documentario vuole esplorarne la figura sia nell’arte che nella vita, con l’aiuto della figlia Victoria, di Joe Dante, di John Landis, del compianto Roger Corman e di molti altri.

Chi ama il Cinema e in particolare il fantastico non può non sostenere, come può, progetti di questo genere.

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Art Bonus – Cabrei dell’Ordine dei Cavalieri di Malta (presso l’Archivio di Stato di Firenze)

Non mi ero mai avvicinato all’Art Bonus, istituito nel 2014 per indirizzare le donazioni private alla tutela del patrimonio pubblico, e invece ho scoperto che riserva delle sorprese.

Sfogliando il catalogo, l’occhio mi è caduto su un’operazione di restauro anch’essa molto interessante perché riguarda i cabrei: delle antiche scritture contabili che contengono, con magnifiche illustrazioni, le mappature di terreni e fabbricati di epoca medioevale. In questo caso, si parla di cabrei appartenuti all’Ordine dei Cavalieri di Malta, che necessitano di operazioni di restauro sia sulle pagine che sulle coperte.

Dato decisivo: oltre al restauro e alla messa in sicurezza dei volumi, il progetto (che si svolge presso l’Archivio di Stato di Firenze) comprende un intervento separato diretto alla loro digitalizzazione completa, così da immortalarli e renderli, come sarà possibile, fruibili al grande pubblico.

Sostengo questo ultimo progetto con piacere, e sicuramente tornerò, negli anni a venire, sul sito dell’Art Bonus a vedere cosa bolle in pentola.

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Che dire? Di solito il saluto alla fine di questi post è l’augurio di un buon viaggio intorno al Sole, ma le ultime notizie, in particolare l’ultima Guerra Indo-Pakistana e i dazi che continuano a tartassare i consumatori, non fanno sperare benissimo.

Meglio crogiolarsi nei piaceri borghesi, forse, nella tranquillità della propria biblioteca o davanti a una serie televisiva, lasciando che il Mondo fuori esploda, purché le nostre finestre siano ben chiuse.

O forse no?

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