La cultura nell’Età Selvaggia (?) – Donazioni del 2026

Immagine creata con MS Copilot

Avevo sospeso questo sito per decidere cosa farne. Non ho potuto, sull’onda del lutto per la prematura scomparsa di Federico Frusciante, che rimetterlo in piedi alla meglio e continuare anch’io a combattere, come posso e quando posso, in una vita sempre più frenetica e complessa. Non passa giorno che un maestro non ci lasci, ma dobbiamo continuare, per farci trovare pronti in quell’unico istante in cui passerà il treno. Buona lettura a te che leggi, e un saluto a uno dei più grandi critici italiani del Dopostoria.

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Quest’anno il titolo del Rapporto Censis mi ha un po’ deluso: l’Italia sarebbe in una “età selvaggia“, “l’età del ferro e del fuoco“, in cui tutto viene messo in discussione e crollano antichi miti.

A questo spettatore informato, invece, non sembra proprio, purtroppo. Chi scrive vede invece ancora più rafforzati i capisaldi del capitalismo italiano e schiacciate, dall’altro lato, tutte le possibili istanze di cambiamento, di qualsiasi segno siano.

Ed è vero che la spesa in cultura è crollata, peraltro dopo anni di calo (escluso forse il 2020, ma mi piacerebbe vedere un disaggregato). Ma come non avrebbe potuto crollare, dopo anni di stipendi fermi e di illusioni sprecate? Dopo il golpe bianco seguito alla pandemia, le “porte socchiuse” che la Costituzione indica come tali da 80 anni spalancate per la seconda volta, l’entrata in una guerra che ci ha dissanguati, Governi europei, nazionali, locali che ogni giorno istituiscono una nuova regola, un nuovo obbligo, un nuovo divieto, costringendo i cittadini a correre come dei criceti in un labirinto più per sopravvivere che per raggiungere un qualche piccolo premio?

La spesa in device elettronici è invece aumentata. E’ giusto: si avvera oggi quella vecchia massima per cui “Con la Cultura non si mangia”. Peccato che anche coi device resti un po’ di appetito, verrebbe da dire; ma certo chi scrive non si sente di dirlo a chi vive di uno stipendio da fame e di qualche sussidio qua e là, dovendo magari rinunciare al settimanale politico (rincarato per l’ennesima volta, e sempre più indigesto) per comprare un computer con cui lavorare.

Insomma, la situazione non è buona.

Ma proprio per questo bisogna continuare a “Resistere, resistere, resistere”. E come ogni anno questo blog prova a dare il suo piccolo contributo a quella parte del mondo che ancora prova a fare un po’ di Cultura.

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Wikimedia Foundation Italia

Sono già diversi anni che sostengo la Wikimedia Foundation (la fondazione che detiene Wikipedia), sempre in difficoltà, sempre in crisi, ma sempre qui con noi.

Si dice che l’AI stia soppiantando Wikipedia, e forse è anche vero: invece di leggere, forse è meglio farsi spiegare le cose da un computer, senza filtri, magari anche senza fonti, in una lingua molto più semplice delle poche enciclopedie a puntate che ancora si trovano in edicola. Dico “forse” perché, a pensarci bene, questi erano i “peccati originali” (peraltro falsi) della stessa Wikipedia, che i suoi detrattori indicavano ormai tanti anni fa, e che oggi, essendo suonato un nuovo allarme (stavolta un po’ più realistico, forse), scagliano contro l’Intelligenza Artificiale.

In verità, invece, nulla è meglio di una sana lettura per conciliare il sonno o passare un paio d’ore libere in un giorno di pioggia, e non è certo il dialogo con un computer (che prende le sue informazioni…da Wikipedia?!) sulla storicità di Abramo che riuscirà a soppiantarlo.

Pertanto, anche quest’anno sostengo la Wikimedia Foundation, e invito a fare altrettanto: non esiste che un’enciclopedia gratuita e fatta da tutti e per tutti, con un immenso archivio di immagini, testi, filmati (Wikimedia Commons) debba soccombere a dei sistemi proprietari, diretti con un pulsante dalle mire politiche di questo o quell’imprenditore, già oggi a pagamento e presto, pare, con la pubblicità.

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Art Bonus – Restauro dei Libri grandi delle doti c/o l’Archivio di Stato di Firenze

Da quando ho scoperto come funziona l’Art Bonus, esso è diventato la mia prima scelta per individuare qualche progetto da sostenere: oltre la deducibilità fiscale, la fonte istituzionale dei progetti stessi è per me la più grande garanzia. Quante volte, per fare un esempio, quel che sembrava un progetto rivoluzionario si è rivelato il godibile “numero zero” di una serie mai uscita (o, forse peggio, prodotta a sua volta in crowdfunding a prezzo maggiorato)?

Ecco, con l’Art Bonus so che questo non accadrà, perché dietro di esso sono le Istituzioni del nostro Paese, e l’obiettivo di queste donazioni è conservare il patrimonio del nostro Paese (che altrimenti, come purtroppo dimostrano i recenti fatti di cronaca, è ormai in uno stato tale che senza aiuti rischia di cadere in pezzi).

Quest’anno sono incappato nel progetto di restauro dei Libri grandi delle doti, risalenti ai secoli XVI-XVII, fra il Basso Medioevo e la fioritura dell’Età Moderna. Contenenti i registri dei prestiti fatti alle famiglie per costituire le doti alle figlie, “ad oggi rimangono una delle fonti più interessanti per indagare la dimensione femminile fra il XV e il XVI secolo, e per dare voce a giovani donne di diversa estrazione sociale, appartenenti anche a famiglie poco in vista – e dunque meno note alla storia- nella società loro contemporanea“.

Il restauro prevede “l’umidificazione della pergamena per consentirne lo spianamento, il consolidamento degli inchiostri e la stabilizzazione delle coperte per restituire ai documenti una piena fruibilità“, così da restituirli agli studiosi e, attraverso di loro, al più vasto pubblico.

Che dire, questo è uno di quei progetti che secondo me sono da sostenere.

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TellTale: A Psychological Horror Short Film

Devo ammetterlo: o sono invecchiato io o il panorama del crowdfunding a sfondo culturale si restringe di anno in anno. E’ sempre più difficile trovare qualche progetto valido e che non guardi contemporaneamente al passato; è sempre più oneroso sostenerli cercando di ottenere in cambio un piccolo omaggio che sia in qualche modo dignitoso (e non invece, per dire, un singolo adesivo “fustellato” come quelli che davano con Alan Ford, o un portachiavi cui non si sa bene che chiavi attaccare).

Sicuramente sto invecchiando, però ci vedo ancora abbastanza bene, e quindi ho trovato questo TellTale, un corto di genere horror psicologico che, partendo da una di quelle vecchie cassette di auto-aiuto che si vendevano secoli fa, e che oggi sono magari il tutorial su YouTube, “promette la cura ma alla fine si rivela qualcosa di inquietante“.

E’ un po’ “la parte strana di YouTube”, quella delle creepypasta e del found footage; la parte, forse, dell’odierna AI slop.

Mi sembra uno di quei film in cui si prova a fare tanto con poco, nello stile dell’indipendenza e della libertà. Lo sostengo visto anche che è fra i pochi che, per una cifra accessibile, danno almeno la possibilità di vedere il frutto della propria donazione (cosa che, secondo me incredibilmente, sta diventando merce rara).

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Ever After: Horror feature with an iconic cast

Ecco, questo è un film: Mark Sheppard (Supernatural), Bonnie Aarons (Annabelle, The Nun, The Conjuring), Michael Berryman (Le colline hanno gli occhi), Kane Hodder (Jason di Venerdì 13), Malcolm McDowell (che non ha bisogno di presentazioni). Questi signori, in un horror dove ci sono dei lupi mannari e dei maiali armati di doppietta, nelle più profonde campagne degli Stati Uniti (essendo questo Ever After “The Bloodiest Fairy Tale“, forse sono i Tre Porcellini come se li sarebbe immaginati l’ospite di un manicomio).

Dico che questo è un film, e infatti lo è già: la produzione ha avviato questo crowdfunding per riuscire a mandarlo ai festival (se è quello che sembra, sarebbe il minimo), e lo dichiara: “Unisciti a un film senza rischi, e metti il tuo nome accanto alle Stelle“. Si veda quanto ho scritto sopra a proposito dei crowdfunding “andati male”: il messaggio è che loro sanno quello che fanno, e io personalmente gli do piena fiducia.

Visto anche che fra gli omaggi disponibili per i sostenitori c’è anche il link al film completo.

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Buon viaggio a tutti intorno al Sole, come diceva Giulietto Chiesa. La strada è ancora lunga, non lo è mai stata così tanto: dovremo stringere i denti e percorrerla fino alla fine.

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