Donazioni del 2019

Foto di kschneider2991 – Pixabay.com

Opere rock deliranti, enti la cui missione è un mistero per gli stessi proprietari ma che vanno avanti lo stesso, castelli di sabbia che sfidano coraggiosi la marea…questo e molto altro è il magico mondo del crowdfunding, e ogni giorno che passa supera sé stesso!

Anche quest’anno l’Ipogeo dell’Arte si è immerso in questo mare magnum di sogni e aspirazioni e ne è uscito con tre perle a suo dire interessanti.

Ecco quali:

WIKIPEDIA

Il primo beneficiario di quest’anno, a cui è stata destinata una quota di 33,00 euro, è Wikipedia. L’ispirazione mi è arrivata un giorno, andando a curiosare qualcosa su La Favorita di Lanthimos: un banner chiedeva a noi, utenti italiani, di fare la nostra parte per mantenere in funzione questa bella enciclopedia libera.

Non è la prima volta che dono a Wikipedia: mi è già capitato, seppur a titolo personale. Eppure penso che sia giusto che questo sito, come tale e a suo nome, faccia qualcosa per aiutare Wikipedia.

E’ da lì infatti che vengono tratte molte informazioni su quello di cui parla l’Ipogeo dell’Arte. E se è vero che Wikipedia rappresenta, proprio per il suo carattere di enciclopedia libera e in perenne aggiornamento, una fonte alquanto volubile e per tanti versi non sempre attendibile, altrettanto vero è che, laddove i suoi autori pubblicano le loro fonti, anche lei guadagna in attendibilità.

Si dice che Wikipedia, che è parte della Wikimedia Foundation, sopravviva solo con donazioni dal basso. Ebbene, da domani, forse, questo potrebbe non essere più tanto vero: è di stretta attualità la notizia che Google, gigante della ricerca online e non solo, ha donato all’enciclopedia libera la generosa somma di 3,1 milioni di dollari.

Il più complottista potrebbe pensare a un tentativo di pilotare Wikipedia, non essendo del resto la prima volta che Google le corrisponde simili somme. Forse. Quel che è certo, tuttavia, è che, se un domani le donazioni dei singoli dovessero finire, quanto avvenuto dimostra che i giganti della Rete sarebbero pronti a intervenire, forse per mantenere online un’enciclopedia libera e indipendente, o forse, come potrebbe sostenere il malizioso di cui sopra, per indirizzarla verso posizioni favorevoli alla loro visione del mondo, fino magari ad acquisirla. Dopotutto Google non è certo l’unica grande azienda che abbia mai donato a Wikipedia, anzi, per cui potrebbe non essere nemmeno l’unico colosso intenzionato, in quest’ottica forse troppo cauta, a darle l’assalto in futuro.

Quel che posso dire io è forse meno avvincente ma, si spera, un po’ più pratico.

E’ ovvio e giusto che un’azienda privata cerchi di imporsi anche nel mondo del no-profit e che, per farlo, si serva di associazioni e fondazioni, spesso a lei stessa direttamente riconducibili. Non possiamo sorprenderci di questo.

Noi che usiamo Wikipedia e gli altri siti della Wikimedia Foundation, invece, dobbiamo fare un altro ragionamento. Noi usiamo Wikipedia in quanto gratuita, vastissima, aperta e multilingua. Ne apprezziamo le fonti e il continuo aggiornamento così come apprezziamo il fatto che chiunque possa, attraverso di essa, esprimere la sua visione delle cose.

Ecco, se vogliamo che Wikipedia resti fantastica come è oggi, allora noi utenti dobbiamo sperare che essa, pur accettando con gratitudine queste generose donazioni, resti sempre gratuita, libera e indipendente. Dobbiamo sperare, in altri termini, che sia Google ad avvicinarsi a Wikipedia, e non il contrario.

Perché questo si avveri, tuttavia, occorre che Wikipedia sia messa in condizione di mantenere la sua indipendenza e la sua libertà, e che possa pagare i server e gli operatori senza che gli aiuti dai colossi del Web o da altri grandi (e per me, sia chiaro, più che benvenuti) donatori siano la sua unica fonte di vita. Perché ciò possa essere, dal momento che Wikipedia non percepisce guadagni dal suo lavoro, dobbiamo metterci noi, tutti insieme, a dare un po’ del nostro, per quanto possiamo.

Per questo, e per la profonda gratitudine che comunque sento nei confronti suoi, dei redattori delle sue voci e dei contribuenti delle sue librerie, ho deciso di donare alla Wikimedia Foundation, ed esorto anche voi, se potete, a fare altrettanto.



THE RENEGADES

Immagine da Kickstarter.com

Un pub britannico, semideserto. Al suo interno, due curiosi individui: il vecchio Irvin e i suoi rimpianti; Edward, suo nipote, in lotta contro i giudizi del “mondo” di manzoniana memoria. Due rinnegati. Come dice il titolo, “renegades“. Ma, da individui che sono, diventeranno persone.

Un film di dialoghi, comunicazione umana, riflessione, tensione in una scenografia che sembra perfetta.

Sicuramente da tenere d’occhio, insomma, specie se pensiamo che fra un po’, grazie a quella maxi truffa che si sta rivelando essere la Brexit, potrebbe essere praticamente un prodotto d’importazione.

L’Ipogeo dell’Arte, oltre a tenerlo d’occhio, ha deciso di sostenerlo con il modesto ammontare di 25,00 sterline britanniche (circa 29,00 euro).

Link al progetto.



NAKED BODY: AN ANTHOLOGY OF UNDERGROUND CHINESE COMICS

Immagine da Kickstarter.com

Della Cina si può parlare in tanti modi e su tanti argomenti: la pena di morte, tema su cui è in buona (si fa per dire) compagnia, dal Giappone all’Arabia Saudita, dall’Iran alla nuova e democratica Tunisia, fino agli Stati Uniti d’America; il land grabbing in Africa, tuttavia compensato da investimenti per decine di miliardi sempre in Africa; le cd. Nuove Vie della Seta, che la rendono sempre più vicina; le metropoli e le campagne, un inquinamento dovuto al frettoloso ma miracoloso progresso contrapposto all’arretratezza; un miliardo e mezzo di persone quasi impossibile da censire ma uno Stato come minimo pervasivo.

Ebbene, questo progetto aggiunge un altro dato al personale affresco della Cina che ognuno può farsi nella sua libertà: in Cina esiste un fumetto underground o, quantomeno, indipendente.

E’ una novità non da poco, a ben vedere. Si sapeva dei vecchi Fumetti Cinesi pubblicati in Italia da Laterza negli anni Settanta; si sa anche dei manhua, ossia fumetti in stile manga prodotti in Cina. E tuttavia mancava all’appello la possibilità che dei fumettisti cinesi, dopo un rifiuto editoriale, decidessero di pubblicare un fumetto di mero entertainment per loro conto.

Perché di questo si tratta: di un’opera che, almeno stando alle sue premesse, non presenta contenuti politici, quanto piuttosto una forma politica. Una forma che, ancor più in particolare, è nuda.

La cosa emerge fin dal titolo, e con un motivo ben preciso. Il fumettista cinese Yan Cong, cui si deve l’idea del progetto, nell’offrire al suo editore un’opera contenente dei nudi, se l’è vista rifiutare proprio a causa dei nudi stessi. Da questo rifiuto ha dunque avuto l’idea di raccogliere in 100 pagine a colori una serie di storie disegnate da diversi autori, collegate dal fatto di non farsi troppi problemi in tema di “buon costume”, o meglio di nudità.

Scorrendo la pagina del crowdfunding, scopriamo che le personalità coinvolte sono ragguardevoli: oltre a Yan Cong (che lavora a Hong Kong e Shanghai), sono presenti Zuo Ma (una cui opera, Night Bus, risulta pubblicata in Italia dalla Bao Publishing) e molti altri, per un totale di 20 autori. E le illustrazioni, nel loro surrealismo, parlano da sole.

Per cui un grande in bocca al lupo agli autori e alla Paradise Systems di Brooklyn, che si è presa la briga di tradurre quest’opera in lingua inglese.

Quanto al supporto, infine, questo blog ha deciso di supportare il progetto per la somma di dollari americani 43,00 (circa 38,00 euro: poi dice che l’euro forte non serve a niente) , di cui 13 di spedizione dell’opera.

Link al progetto.

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Ecco fatto, il post è completo. Certo, come per le donazioni dell’anno scorso potrebbe volerci del tempo per avere notizia delle opere complete, ma in effetti quelle hanno già dato diversi frutti: Monsters & More 3, finalmente completato e arrivatomi per posta, si è rivelato veramente godibile sia per le sue illustrazioni che per le brevi storie in esso contenute; A Different Script è un documentario che, dopo averlo visto, credo proprio che andrebbe mandato in onda in televisione, oltre che nei festival.

E i segnali di quest’anno sono interessanti. Dopotutto Wikipedia è già lì ad aspettare di essere consultata per qualunque dubbio, e se Renegades potrebbe anche avere qualche ritardo (dopotutto si parla di un corto indipendente), Naked Body è sostanzialmente la riedizione di un’opera già pubblicata.

Per cui si può avere fiducia che anche i fondi di quest’anno siano stati ben spesi, alla fine.

Ciò detto, come l’anno scorso, seguono le ricevute:

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…e a presto!

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