Antropophagus – Joe D’Amato (1980) | Recensione Film

Locandina di Antropophagus

La locandina dell’edizione inglese, da IMDB

Anno: 1980

Produzione: P.C.M. International; Filmirage

Regia: Joe D’Amato (aka Aristide Massaccesi)

Sceneggiatura: George Eastman (aka Luigi Montefiori)

Direzione della Fotografia: Enrico Biribicchi (o forse Aristide Massaccesi)

Effetti speciali e Trucco: Pietro Tenoglio

Musiche: Marcello Giombini

Durata: 87 minuti circa

Budget: N/A

Incassi: N/A

Trailer made in USA:

Ed ecco qui la recensione!

ATTENZIONE – CONTIENE SPOILER



Scrivere una recensione di Antropophagus può non essere troppo dissimile dallo scrivere una recensione di Nosferatu: in entrambi i casi si è di fronte a film che, con le dovutissime distanze, sono dei film immortali ma anche clandestini, messi ai margini, maledetti.

Se per esempio Nosferatu è un capolavoro del cinema espressionista, con una storia che ha anche del miracoloso, Antropophagus, film di Joe D’Amato (al secolo Aristide Massaccesi) del 1980, è un perfetto esemplare dell’horror indipendente. E se Nosferatu ha lanciato nell’immaginario collettivo un vampiro sostanzialmente unico, anche Antropophagus, nel suo piccolo, ha lanciato un suo personaggio iconico, Klaus Wortmann1, interpretato dal grande Luigi Montefiori.

Famoso in tutto il mondo, censuratissimo2, omaggiato da vari remake/tributi3 e da mille citazioni, Antropophagus è l’emblema di un cinema forse povero ma certamente industrioso4, raffazzonato ma capace curare i dettagli, costretto forse a una certa banalità ma in grado di compiere dei guizzi inaspettati.

Joe D’Amato arriva a questo horror dopo una lunga, fortunata carriera: comincia come aiuto regista, poi svolge il ruolo di operatore alla macchina, infine diventa un noto direttore della fotografia.

Ma non gli basta: Joe D’Amato vuole girare. E siccome chi fa da sé fa per tre, decide di produrre da sé i suoi film e di fondare una sua casa di produzione, la Filmirage. Ammirevole.

E Antropophagus è il primo esempio di questa autoproduzione, per la quale il regista è qui affiancato dall’amico George Eastman (alias Luigi Montefiori), che svolge contemporaneamente i ruoli di antagonista iconico e sceneggiatore. Ed è un esempio di come un film a budget basso possa raggiungere una fama che proprio a questo budget, e alla capacità di sfruttarne i punti di forza e debolezza, è forse legata.

La trama. Quattro amici si ritrovano per un viaggio in Grecia: un altro amico ha affittato una barca da diporto, con cui intendono fare una crociera. Porteranno con loro una ragazza in cerca di un passaggio verso un’isola, ma proprio su quell’isola si imbatteranno nel loro peggiore incubo.

La solita trama di quello che si sarebbe chiamato uno slasher5, insomma. Però neanche tanto.

Prima di tutto i personaggi non sono esattamente i soliti teenager a spasso nelle solite vacanze di primavera, anzi: sono invece studenti universitari a un passo dalla laurea (Alan, interpretato da Saverio Vallone, a sua volta figlio di Raf Vallone), donne sposate e in gravidanza (Maggie, qui interpretata da Serena Grandi col nome Vanessa Steiger), trentenni vari o giù di lì.

Certo, c’è una ragazza all’apparenza più giovane, o che comunque dà l’idea di una maggiore ingenuità (Tisa Farrow, sorella di Mia Farrow) e un’adolescente (Margaret Mazzantini…sì, proprio lei), ma la compagnia è un po’ diversa da quelle del solito slasher d’importazione, risultando invece più vicina alla borghesia media o medio-alta spesso protagonista del giallo italiano.

Anche l’ambientazione del film è abbastanza sui generis. Non siamo in una foresta, non siamo sulle montagne, non siamo in un college. Siamo invece su un’isoletta sperduta nell’Egeo, in Grecia6.

Non esattamente la solita minestra, dunque7.

E Antropophagus è, o potrebbe essere, uno slasher. Ma cosa succede in questo slasher, a parte una discreta strage?

Beh, per esempio succede che come al solito ci sono minuti e minuti di prologo e presentazione dei personaggi. E quel che più sorprende è che tutto sommato non pesano affatto.

Quante volte ci siamo annoiati nell’assistere ai canonici venti minuti di viaggio fino al campeggio maledetto o alla casa infestata o al manicomio abbandonato?!

Ecco, una delle caratteristiche di Antropophagus è che riesce a reggere il primo atto senza annoiare: i tempi per la presentazione dei personaggi sono ben gestiti, i cambi di ambientazione aggiungono ritmo, il prologo dà un assaggio di quello che si vedrà in seguito. Sarà forse merito del panorama un po’ insolito, saranno le immagini di repertorio con i caratteristici soldati greci, ma ecco che senza accorgercene passiamo dal prologo al primo atto e alla prima scena di interesse, ossia quella dei tarocchi.

A quel punto il film parte davvero e non ci sono mezzi termini: cadaveri mummificati, ragazze uscite fuori da botti piene di vino che sembra sangue, impiccagioni, viscere allo scoperto mangiate dai loro legittimi proprietari, feti tirati fuori dalle donne gravide e divorati come capretti8.

Ecco: già solo questo basterebbe all’appassionato di horror e bizzarro per degnare di una visione questo film, che infatti è tuttora noto in tutto il mondo.

E tuttavia c’è dell’altro.

Prima di tutto c’è da dire che tutto il film è girato egregiamente.

E diverse scene conservano ancora adesso una potenza evocativa tale per cui questo film è ancora oggi considerato un oggetto di culto: tralasciando le scene più famose, un esempio può essere l’apparizione di Margaret Mazzantini dalla botte, scena violentissima e con delle coltellate nell’aria di leggera influenza hitchcockiana. Anche il resto del film, poi, pur girato forse in modo ordinario, è comunque all’altezza degli standard dell’epoca: ad esempio la scena della scoperta dei cadaveri; o anche il colpo di mannaia ai danni dell’ignaro turista tedesco (con un bel riflesso sulla lama che avrebbe potuto rovinare molti ciak, peraltro).

Ancora una volta, insomma, sono i dettagli che permettono di far quadrare un film che altrimenti sarebbe confinato in quell’oblio da cui nemmeno Internet sembra in grado di resuscitare certe opere.

Una certa cura si può vedere anche nella fotografia: le scene in notturna sono decorose; nella grotta, grazie alle torce, l’illuminazione non manca ed è soprattutto spiegabile9.

Sempre parlando della grotta, c’è da dire che quella grotta sarebbe in realtà un’antica catacomba nei pressi di Nepi (VT): molte delle ossa umane che si vedono in questa scena non sono effetti speciali. Anzi, a dirla tutta sembra che alle ossa vere siano stati aggiunti, sì, degli effetti speciali, ma che nella confusione della fine delle riprese Massaccesi si sia ritrovato un mucchio di ossa antiche in casa sua, mischiate a quelle finte10!

Wortmann, poi, è curatissimo, e non è un caso che sia diventato una piccola icona dell’horror: lo sguardo allucinato, la smorfia folle con cui fissa le sue vittime e la fisicità prorompente di George Eastman, uniti alle scene grandguignolesche di cui è protagonista, lo hanno reso giustamente indimenticabile.

Quanto ai vari cadaveri ed effetti speciali, essi non sfigurano rispetto ad altre produzioni coeve.

E anche sugli effetti speciali e  sul trucco si è detto, almeno a grandi linee.

Non resta pertanto che concludere.

Luigi Montefiori ha avuto modo di definire scherzosamente (e forse affettuosamente, in fondo) Antropophagusuna cretinata11. Per carità, sarà verissimo.

Però è anche vero che, se si guarda con attenzione, Antropophagus presenta una cura professionale di tutto il film, nonché una marcata consapevolezza dei mezzi a disposizione e una conseguente buona gestione di spazi ridotti, di tempi lunghi da riempire, di una trama abbastanza basilare, di personaggi che per risaltare in qualche modo devono essere spinti a forza fuori dai loro canoni.

Insomma, Antropophagus non sarà un capolavoro, non sarà forse stato nemmeno pensato per avere chissà quale successo, ma è un film da cui imparare, sia come addetti ai lavori che come semplici spettatori o appassionati.

Per imparare a tirar fuori un’icona horror sostanzialmente dal nulla, a gestire un horror a basso budget per un’ora e mezzo, a trovare un’ambientazione esotica senza trovarsi in loco per più di qualche ripresa, guardate Antropophagus.

 

Trailer

 

Sitografia

BFI – https://www.bfi.org.uk/films-tv-people/4ce2bab7e70cd (ult. visita 17/09/2018)

Cinematografo.it – https://www.cinematografo.it/cinedatabase/cast/fausto-zuccoli/134324/ (ult. visita 17/09/2018)

Cinemorphin – http://cinemorphin.blogspot.com/2012/03/man-eater-antropophagus-1980.html (ult. visita 11/08/2018)

FilmDOC – https://www.filmdoc.it/2014/03/lo-chiamavano-george-eastman/ (ult. visita 18/09/2018)

IMDB – https://www.imdb.com/name/nm0958350/ (ult. visita 17/09/2018)

IMDB – https://www.imdb.com/title/tt0082479/ (ult. visita 19/09/2018)

La Zona Morta – http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/?p=30782 (ult. visita 15/09/2018)

Nocturno.it – http://www.nocturno.it/intervista-a-serena-grandi/ (ult. visita 15/09/2018)

The Young Ones Adults – https://theyoungonesadults.wordpress.com/2018/08/31/cicle-ven-y-mira-3-gomia-terror-en-el-mar-egeo-antropophagus-aka-man-beast-aka-the-savage-island-aka-the-grim-ripper-aka-the-zombies-rage-joe-damato-1980/ (ult. visita 18/09/2018)

Treccani.it – http://www.treccani.it/vocabolario/slasher_%28Neologismi%29/ (ult. visita 12/09/2018)

Wikipedia in inglese – https://en.wikipedia.org/wiki/Antropophagus (ult. visita 15/09/2018)

Wikipedia in italiano – https://it.wikipedia.org/wiki/Antropophagus (ult. visita 12/09/2018)

Wikipedia in italiano – https://it.wikipedia.org/wiki/Novelle_licenziose_di_vergini_vogliose (ult. visita 14/09/2018)

Wikipedia in tedesco – https://de.wikipedia.org/wiki/Man-Eater_%E2%80%93_Der_Menschenfresser (ult. visita 19/09/2018)


  1. In altre edizioni chiamato anche Nikos Karamanlis.
  2. Vedere qui, qui e qui per esempio.
  3. Antropophagus 2000, di Andreas Schnaas; un episodio di Sick-O-Pathics, di Massimo Lavagnini e Brigida Costa.
  4. Joe D’Amato, come altri registi italiani, non andava per il sottile quando si parlava di “rubare” scene e inquadrature dalla realtà, come ha spiegato Serena Grandi a Nocturno. E del resto ci sarà anche un motivo se quella fu l’epoca d’oro di un cinema chiamato di exploitation (che in inglese significa “sfruttamento”).
  5. Termine che stando alla Treccani sarebbe tuttavia attestato in Italia solo dal 1988.
  6. Sebbene il film sia stato girato essenzialmente in Italia.
  7. E comunque anche su questo occorrerebbe fare attenzione: siamo pur sempre nel 1980. Benché siano già più o meno consolidati un filone slasher e uno cannibal (a cui alcuni, come riportato qui, ricollegano almeno a livello di influenze Antropophagus: legame che personalmente ritengo abbastanza flebile), siamo quattro anni prima di Nightmare, appena due anni dopo Halloween, pochi mesi dopo l’uscita di Venerdì 13 negli USA.

    Per cui, solita o meno, questa minestra è forse più solita per noi che per gli spettatori di quegli anni.

  8. Anzi, per essere precisi come conigli.
  9. Che Massaccesi se la cavasse a girare nelle grotte o in luoghi simili, del resto, si vedeva già, anni prima, in Novelle Licenziose Di Vergini Vogliose (di cui Wikipedia attribuisce la fotografia a Fausto Zuccoli, che non risulta tuttavia accreditato; va detto che in effetti nemmeno IMDB e Cinematografo menzionano le Novelle nella filmografia di Zuccoli, così come non le menziona il BFI).

    Va anche detto che, nonostante la fotografia di Antropophagus sia stata accreditata a Biribicchi, Massaccesi avrebbe poi affermato di averla curata lui (ancora da Wikipedia, ma stavolta in inglese).

  10. Come insegna sempre Wikipedia, nonché Gordiano Lupi su La Zona Morta.
  11. In una imprecisata e risalente puntata del programma RAI Stracult, a cui forse si richiama anche una parte di questa intervista su FilmDOC, e come si riporta, per altre fonti, qui.

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