Nosferatu – F. W. Murnau (1922) | Recensione Film

Locandina - da Breve Storia del Cinema (PD) - Flickr.com

Locandina – da Breve Storia del Cinema (PD) – Flickr.com

Titolo originale: Nosferatu. Eine Symphonie des Grauens

Aka: Nosferatu. Sinfonia dell’Orrore; Nosferatu il Vampiro

Anno: 1922

Produzione: Prana-Film G.m.b.H.

Regia: Friedrich Wilhelm Murnau

Sceneggiatura: Heinrik Galeen

Direzione della Fotografia: Günter Krampf, Fritz Arno Wagner

Effetti speciali e Trucco: Albin Grau

Musiche: Hans Erdmann (musiche originali, oggi parzialmente perdute)

Durata: 95 minuti circa (restauro 2013 ad opera della Fondazione Murnau)

Budget: N/A

Incassi: N/A

Prima di tutto il trailer:

 Ed ecco la recensione!

ATTENZIONE – CONTIENE SPOILER



La storia di Nosferatu è la storia di un film pirata, di un personaggio immortale, di una produzione ambiziosa e di un regista visionario. E’ anche la storia del primo film tratto da Dracula.

Nosferatu nasce in un contesto produttivo molto particolare. La Prana-Film G.m.b.H., fondata nel 1921 a Berlino, era una casa di produzione tedesca che avrebbe voluto specializzarsi nella produzione di film aventi come tema prediletto l’occulto e la spiritualità (nomen omen: “prana” è infatti il termine sanscrito per “spirito”). Una casa di produzione giovane e ambiziosa.

Friedrich Wilhelm Murnau, invece, era già un affermato regista tedesco, forse il migliore del suo tempo: aveva già realizzato ben nove film (fra cui La Testa di Giano, trasposizione del Dottor Jekyll di Stevenson, oggi perduto) quando venne contattato dalla Prana per girare Nosferatu.

Heinrik Galeen, dal canto suo, era anch’egli nel pieno della sua carriera di sceneggiatore: aveva diretto e sceneggiato il primo Golem del 1915 e sceneggiato il secondo del 1919. Di lì a pochi anni, poi, avrebbe sceneggiato Il Gabinetto delle Figure di Cera e diretto un remake de Lo Studente di Praga.

Sotto la direzione di Albin Grau, fondatore della società e occultista appassionato1, la Prana cercò quindi di ottenere i diritti del Dracula di Bram Stoker, ossia il romanzo che avrebbe dovuto costituire il soggetto del film.

Ora, all’epoca Stoker era morto da anni, ma la sua vedova era ancora detentrice dei diritti. Come avrebbe dimostrato anni dopo Bela Lugosi2, Florence Balcombe non era forse così inaccessibile, ma per qualche ragione le trattative andarono male.

I vertici della Prana usarono allora un escamotage buono per tutte le stagioni: fecero cambiare nomi e ambientazione in sceneggiatura e misero comunque in produzione il film. Film che appena uscì fu puntualmente sequestrato e bruciato, contribuendo fra l’altro al fallimento della stessa Prana (che chiuderà i battenti nel 1923).

Soltanto una copia riuscì a salvarsi3, e solo per questo siamo oggi in grado di vedere Nosferatu.

Come si è detto, la base per poter produrre il film è stata il cambio dei nomi: e infatti Harker diventa Hutter, Mina diventa Ellen, Dracula diventa Orlok e via discorrendo.

E in effetti Florence Balcombe Stoker aveva tutte le ragioni per chiedere il sequestro del film.

Ma c’è dell’altro.

La coppia Galeen-Murnau infatti, sotto la diretta supervisione di Grau, realizzò un film molto diverso dal Dracula di Stoker. Nosferatu è un film che, sì, parla di un agente immobiliare che viene mandato a vendere una casa a un nobile straniero, e il nobile straniero è, sì, un vampiro; e contro il vampiro si schiererà, sì, uno scienziato (che qui non è Van Helsing ma il Prof. Bulwer).

Ma le analogie fra il romanzo e il film, che sulla carta sono evidenti e numerose, diminuiscono considerevolmente alla prima visione: agli occhi dello spettatore Nosferatu appare infatti come un film pienamente tedesco, continentale, più in linea forse con Lo Studente di Praga che con lo stesso Dracula.

E si vede. La peste scatenata da Orlok, oltre ad essere assente nel romanzo (e nella filmografia successiva, fra l’altro) è un dato che rimanda direttamente all’Europa continentale e alla Germania di quegli anni, alla sua crisi economica pronta a generare i mostri del nazismo. Numerosi sono poi i rimandi al movimento espressionista, ai temi del doppelgänger e della psicoanalisi che, pur presenti in Stoker (e Stevenson, del resto), hanno in Freud e Jung i loro primi veri studiosi, fioriti proprio in quella koinè culturale che era stata la Mitteleuropa dell’Ottocento.

Andiamo con ordine. L’agente immobiliare Hutter (Gustav Von Wangenheim) lascia la dolce e devota moglie Ellen (Greta Schröder) a casa per andare al lavoro. A lui che le porta un mazzetto di fiori Ellen chiede, rattristata, perché mai li abbia uccisi. Ecco qui la heimat, la “casa” che porta con sé i concetti dell’accogliente, del rassicurante, di un quadretto familiare che il vampiro sicuramente manderà in pezzi.

Hutter è al lavoro, e quello che il lettore di Stoker chiamerebbe Renfield e che qui si chiama Knock (Alexander Granach), il capo di Hutter, lo manda a vendere una casa al conte Orlok (Max Schreck) e gli consegna allo scopo un contratto pieno di strani segni.

Cosa sono quei segni?

Finora non sembra che ci sia una risposta. Secondo l’esoterista Wolfgang Kistermann potrebbe trattarsi di un linguaggio in codice4. Forse è vero, ma potrebbe anche essere “semplicemente” un codice che solo Knock e Orlok possono decifrare, un codice con cui il Vampiro, il Male, comunica con i suoi adepti. Un particolare, questo, assente in Stoker, e opera della Prana e della sua ambizione esoterica, e comunque un’invenzione degna di nota.

In ogni caso Hutter parte con lo scopo di vendere al conte Orlok una vecchia casa diroccata. Il viaggio è in effetti simile nel suo snodarsi al romanzo di Stoker (il villaggio in cui tutti tremano al solo sentire parlare del castello, il cocchiere stranamente somigliante al vampiro).

Piano piano però scopriamo che ci sono delle forti differenze.

Un paio le abbiamo già viste, in verità: Knock potrebbe essere Renfield, ma non lo è e non lo sarà nel prosieguo del film se non per qualche smorfia e qualche mosca mangiata, per esempio.

E anche la strutturazione dei personaggi è diversa da quella degli “originali”: manca il Dott. Seward (che qui si fonde forse con Van Helsing nel Prof. Bulwer), mancano Godalming e Quincey Morris, non c’è una Lucy vampirizzata. C’è una coppia di personaggi in più, Harding (Georg Heinrich Schnell) e sua sorella Ruth5 (Ruth Landshoff). Mancano anche le mogli di Dracula.

Si dirà giustamente che i film hanno sempre tagliato e modificato i soggetti da cui prendono spunto, anche per esigenze di lunghezza e di costo della pellicola. E’ vero, ma questo è un caso particolare.

E lo è perché Nosferatu, semplicemente, non punta a quello a cui puntava Dracula. I messaggi e i sottotesti, seppur simili a tratti, sono infatti diversissimi.

Dracula ha fatto della metafora sessuale il suo punto di forza: il Conte altri non sarebbe che l’ideale erotico proibito di uomini e donne che vivevano un’epoca estremamente severa dal punto di vista dei costumi come quella Vittoriana, o comunque il rappresentante di un modo di vivere totalmente diverso. Dracula, poi, è un romanzo del 1897, uscito meno di dieci anni dopo i delitti attribuiti a Jack lo Squartatore e con una gestazione iniziata grosso modo all’epoca dei suddetti delitti6: un altro possibile sottotesto narrativo, che stavolta porta il lettore verso la cronaca nera dell’epoca.

Nosferatu non si interessa di questo, o almeno non solo di questo. Anzitutto, il Conte Orlock non pare un essere portato per la seduzione ma per la pura predazione, e semmai è lui che sarà sedotto da Ellen. E mentre Dracula ha ben tre mogli (reminescenze delle dominazioni ottomane della Valacchia, probabilmente), Orlok è completamente solo.

E mentre Nosferatu porta la peste nelle sue bare piene di topi, Dracula è egli stesso, sia pur metaforicamente, una peste: non sarà la malattia, ma i delitti commessi da lui e da Lucy a insanguinare Londra; e oltre a questa peste da cronaca nera, la trasgressione impersonata dal vampiro è a sua volta una peste metaforica, una peste che si insinua nel tessuto sociale e segna la fine del sistema di vita vittoriano.

C’è un tema in comune, il tema del doppio, ma anche qui con delle sonore differenze.

Sia Dracula che Orlok sono infatti il doppio di qualcosa. Il punto è capire di che cosa.

Dracula è il doppio di un mondo intero: un mondo puritano e integralista che il vampiro scardina con la sensualità, la trasgressione, il richiamo del sangue e delle pulsioni represse.

Orlok, invece, è piuttosto il doppio di un individuo ben determinato, ossia il protagonista Hutter. E questo si osserva sia in alcune inquadrature, come quella in cui Hutter vede il Conte dormire nella bara quasi come riflettendosi in uno specchio, sia in alcune facoltà soprannaturali di Orlok, che si avvicina a Hutter aprendo le porte del castello con quella che sembra essere la forza del pensiero (o magari è tutto il castello ad essere freudianamente un pensiero, l’interno della mente di Hutter?), o infine nell’arrivo dei due a Brema/Wisborg7, che ci viene mostrato con un montaggio alternato.

Questo binomio Hutter/Orlok si manifesta anche nel sonnambulismo e nei fenomeni telepatici che coinvolgono Ellen. A ben vedere, infatti, Ellen percepisce il marito e il vampiro nello stesso modo, e una possibile spiegazione di questo fatto potrebbe essere proprio che Hutter e Orlok sono le due facce della stessa medaglia o comunque due esseri legati spiritualmente a lei8.

In definitiva, Dracula è un essere soprannaturale come Orlok, ma un minimo più predisposto al “romantico” e ad un’analisi “sociologica”: è infatti un simbolo del nuovo e del diverso, del trasgressivo.

Orlok appare invece come un’entità astratta, fantasmatica, i cui stessi luoghi di residenza sono legati a doppio filo alla sua permanenza su questo mondo9, ma comunque “individuale” nel suo simboleggiare l’altra faccia di un individuo e solo di quello: è un qualcosa che esiste e non esiste, spirituale ma carnale, e tuttavia (a differenza di Dracula) capace di impattare direttamente, con la sua sola presenza, sull’intero territorio in cui intende stabilirsi.

Tecnicamente parlando, il film è qualcosa di fenomenale, dalla magnifica prima inquadratura a quella del Conte dormiente nella sua bara a quella delle numerose altre bare in cui riposano le vittime della peste, trasportate lungo le strade di Brema/Wisborg.

La recitazione è piena di momenti forti gestiti con grande maestria. In particolare Orlok è un personaggio singolare: a volte dimesso, come quando legge il contratto a cena con Hutter; altre volte teatrale, come quando osserva Ellen dalle finestre della sua casa diroccata. Il suo incedere a scatti come un rettile rende benissimo l’idea di un Male che non ha nulla di umano. La sua ombra è giustamente diventata un’icona dell’horror di ogni tempo.

Ellen invece è un personaggio a suo modo recitato in modo realistico, e anche le sequenze in cui si manifestano le sue facoltà ESP sono gestite in un modo che potrebbe essere visto anche in un film odierno senza troppi problemi. Greta Schröder, del resto, era un’attrice esperta e aveva già avuto modo di lavorare sia con Murnau che con Galeen negli anni precedenti.

Hutter può sembrare il personaggio dalla recitazione più caricata, almeno fra i personaggi umani. E’ vero, e però questo era il modo di recitare dell’epoca, specialmente per quanto riguarda i film espressionisti. Questa recitazione, comunque, non contrasta troppo col carattere del personaggio, anzi.

Un punto a sé meritano gli effetti.

Prima di tutto il trucco di Max Schreck, perfetto al punto tale da creare il dubbio che l’attore (il cui nome è fra l’altro traducibile come “Massimo Terrore”) non fosse davvero un vampiro10.

Qui c’è un’altra grande differenza con il romanzo.

In Dracula infatti il vampiro è un essere somigliante in tutto e per tutto ad un essere umano, e così resterà anche nella filmografia successiva, che anzi lo renderà sempre più seducente e affascinante. In Nosferatu, invece, Orlok è un essere singolare anche nell’aspetto: orecchie allungate e appuntite, quasi completamente glabro, con un lungo pastrano che a tratti sembra cucito addosso, dalle movenze da rettile, preda di pulsioni primordiali e portatore della peste.

Orlok insomma sembra una sorta di topo (si veda del resto la locandina) e come i suoi omologhi a quattro zampe è capace di portare con sé malattie e morte.

Si fa anche notare, fra l’altro, come Dracula sia in grado di muoversi al sole, venendone solo indebolito (un po’ come un insonne che, rimanendo sveglio di notte, potrebbe ritrovarsi più stanco e sensibile alla luce durante il giorno), mentre Orlok sarà sconfitto proprio dalla luce del sole. Ironicamente, è stato Nosferatu, il film clandestino, a introdurre nel Cinema l’idea del vampiro che muore se investito dai raggi solari!

Sempre in tema di effetti, sono degni di rilievo gli stacchi su immagini di repertorio che mostrano una pianta carnivora e un polipo intenti alla predazione. Non sono propriamente degli effetti speciali, ma come tali sono in fondo trattati nel film.

Altri effetti interessanti sono quelli della chiusura della bara di Orlok prima del trasporto e dell’apertura della botola della nave al suo arrivo nel porto di Wisborg. In questo caso si è fatto ricorso alla ripresa a passo uno, una tecnica che non è mai realmente passata di moda e che comunque, se oggi può far storcere qualche naso, era pienamente in linea con le possibilità dell’epoca.

Sulla fotografia qualcuno potrebbe storcere il naso in certi punti. In particolare questi punti potrebbero essere le scene che (non potendo Orlok muoversi di giorno) dovrebbero essere ambientate, e dunque girate, durante la notte.

Queste scene infatti sono state girate direttamente di giorno: così Orlok trasporta di giorno le proprie bare dalla nave alla casa che ha acquistato da Hutter, per esempio, anche se dal punto di vista narrativo la scena è ambientata di notte.

Ora, chi oggi storce il naso ha tutto il diritto di storcerlo e non si può impedirglielo. Tuttavia, occorre ricordare che girare in esterno di notte è stato un problema fino a tempi abbastanza recenti, un problema che si è peraltro riproposto con l’avvento del colore (se si guardano certi peplum italiani ma anche hollywoodiani, per esempio, si vedrà come molte inquadrature “notturne” siano in realtà semplicemente scurite).

Se qui lo spettatore farà lo sforzo di capire che all’epoca questo era probabilmente il massimo possibile, allora capirà anche che queste scene sono comunque ben integrate nel resto del film e che la fotografia non ha, a ben vedere, alcun problema.

Dopo aver dato questa scorsa a vari aspetti del film, cosa fa di Nosferatu un capolavoro ammirato ancora oggi?

E’ una domanda lecita.

La risposta è in parte nella sua storia produttiva, quella di un film clandestino, pirata, condannato al rogo e miracolosamente arrivato fino a noi.

Oltre a questo (che già lo consacra come film maledetto) c’è l’unicità del suo personaggio: a parte il remake firmato Werner Herzog, un altro remake in fase di produzione11L’Ombra del Vampiro di Mehrige nessuno è mai riuscito a ricreare sullo schermo questo vampiro anomalo e moderno, a parte omaggi e citazioni (fra i tanti, Cimitero Vivente, Il Ritorno di Cagliostro, il Dracula di Coppola).

E’ anche il primo film tratto dal Dracula di Stoker, cosa che, capolavoro o meno, lo fa rientrare comunque in qualsiasi filmografia sul tema.

Soprattutto, però, a rendere Nosferatu un capolavoro è la prova del tempo.

Nosferatu può essere visto oggi come ieri, e più lo si guarda meno appare datato. Aspetti forse macchiettistici come il personaggio di Knock non sfigurano di fronte a nessun Renfield e a nessun “folle” da film horror. Il vampiro nella bara è forse uno dei più inquietanti ancora oggi. La regia è sempre a livelli eccellenti, a tratti modernissimi (sembra facile dirlo, ma ricordiamo: si tratta pur sempre di un film del 1922, ed è abbastanza facile trovare in quei film errori o sbavature anche rilevanti, dovuti magari a problemi tecnici o economici, indipendenti dalla bravura degli operatori e legati piuttosto al costo della produzione,  a questioni logistiche o all’uso di mezzi ancora tutto sommato di recente introduzione). Il trucco di Schreck è perfetto nella sua semplicità disarmante. La trama è classica e ripresa da una fonte di prim’ordine. Le letture di ordine psicologico, esoterico, politico, sociale, comparativo con altri film e discipline artistiche sono possibili e il film vi si presta senza forzature.

Per tutti questi motivi e per mille altri che sarebbe impossibile approfondire in una recensione meno lunga di un saggio monografico, Nosferatu è un capolavoro: va visto e va rivisto.

Ma visto che dobbiamo vederlo, una piccola nota sulle versioni oggi in commercio va anche fatta. Ancora oggi circolano le vecchie versioni12, di qualità e durata inferiori a quelle odierne, mentre ad un restauro di Luciano Berriatúa del 2007 e a all’ultimo del 2013 (entrambi commissionati dalla Fondazione Murnau) sono seguite più edizioni fra loro differenti.

Manca, almeno ufficialmente, una versione restaurata con intertitoli o cartelli in italiano.

In ogni caso, se lo scopo principale è quello di imparare a conoscere questo capolavoro del Cinema muto, va detto che più o meno tutte le versioni possono andare bene, considerato anche il prezzo non eccessivo di quelle più vecchie e il loro gusto un po’ d’antan dato anche dalle traduzioni difformi rispetto all’originale.

 

Trailer

 

Bibliografia

Tone, Pier Giorgio. Espressionismo Tedesco. La breve grande stagione del cinema degli anni Venti analizzata nei suoi procedimenti tecnico-formali. Dino Audino Editore, Roma, 2009



Sitografia

Colonnesonore.net – http://www.colonnesonore.net/contenuti-speciali/dossier/4318-la-musica-nel-muto-parte-terza.html (ult. visita 25/09/2017)

Horror.it – http://www.horror.it/a/2012/06/bela-lugosi-metamorfosi-di-un-attore/ (ult. visita 27/09/2017)

Il Cinema Ritrovato – http://distribuzione.ilcinemaritrovato.it/per-conoscere-i-film/nosferatu/ (ult. visita 27/09/2017)

Plagiarism Today – https://www.plagiarismtoday.com/2011/10/17/dracula-vs-nosferatu-a-true-copyright-horror-story/ (ult. visita 27/09/2017)

The Telegraph – http://www.telegraph.co.uk/films/0/movie-conspiracy-theories-truth/nosfearatu-star-max-schreck-really-vampire/ (ult. visita 27/09/2017)

Variety – http://variety.com/2016/film/news/doug-jones-nosferatu-remake-1201753137/ (ult. visita 28/09/2017)

Wikipedia in francese – https://fr.wikipedia.org/wiki/Prana_Film (ult. visita 26/09/2017)

Wikipedia in inglese – https://en.wikipedia.org/wiki/Dracula (ult. visita 26/09/2017)

Wikipedia in inglese – https://en.wikipedia.org/wiki/Nosferatu (ult. visita 27/09/2017)

Wikipedia in inglese – https://en.wikipedia.org/wiki/Visborg (ult. visita 27/09/2017)



Filmografia

The Language Of Shadows – di Luciano Berriatúa (2007)


  1. http://distribuzione.ilcinemaritrovato.it/per-conoscere-i-film/nosferatu/sinfonia-orrore/
  2. http://www.horror.it/a/2012/06/bela-lugosi-metamorfosi-di-un-attore/
  3. https://www.plagiarismtoday.com/2011/10/17/dracula-vs-nosferatu-a-true-copyright-horror-story/
  4. The Language Of Shadows – di Luciano Berriatúa (2007)
  5. Che in alcune vecchie edizioni italiane è chiamata Annie
  6. https://en.wikipedia.org/wiki/Dracula
  7. E’ infatti a Brema, e non a Wisborg, che le vecchie edizioni DVD ambientano la vicenda. Wisborg, in realtà, è una città tedesca immaginaria: la Wisborg realmente esistita sarebbe un complesso di fortificazioni presso Visby, in Svezia. Sul punto: https://en.wikipedia.org/wiki/Nosferatu e https://en.wikipedia.org/wiki/Visborg
  8. Sul tema del doppio si veda Tone, Pier Giorgio. Espressionismo Tedesco, pag. 100
  9. Va detto che anche Stoker aveva pensato, scartando poi l’idea, di far crollare il castello di Dracula dopo la morte del vampiro: https://en.wikipedia.org/wiki/Dracula
  10. Pare che il primo a metterei in giro questa leggenda sia stato il regista greco Adonis Kyrou: http://www.telegraph.co.uk/films/0/movie-conspiracy-theories-truth/nosfearatu-star-max-schreck-really-vampire/
  11. http://variety.com/2016/film/news/doug-jones-nosferatu-remake-1201753137/
  12. Quelle diciamo “di Brema”, cui si è accennato sopra, alla nota 7.

Un pensiero su “Nosferatu – F. W. Murnau (1922) | Recensione Film

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