Nekromantik – Jörg Buttgereit (1987) | Recensione Film

Locandina di Nekromantik

Locandina di Nekromantik

Titolo originale: NEKRomantik

Anno: 1987

Produzione: Manfred O. Jelinski

Regia: Jörg Buttgereit

Sceneggiatura: Jörg Buttgereit, Franz Rodenkirchen

Direzione della Fotografia: Uwe Bohrer

Musiche: Herman Kopp, Bernd Daktari Lorenz, John Boy Walton

Effetti Speciali e Trucco: Jörg Buttgereit, Bernd Daktari Lorenz, M. RodenkirchenFranz Rodenkirchen

Durata: 71 minuti circa

Budget: meno di 5.000 $ (fonte: Hig Def Digest); 1,25 $, un pacchetto di sigarette e un condom fluorescente (ironico, ma forse neanche tanto – fonte: The Digital Bits)

Incasso: N/A

Prima di tutto il trailer:

Ed ecco la recensione!

ATTENZIONE – CONTIENE SPOILER



E’ il 1987. Mentre la DDR vive le fasi finali del sovietismo, la Germania Ovest ha conosciuto la reindustrializzazione, un rinnovato benessere, l’economia di consumo. Berlino Ovest è la “vetrina dell’Occidente”. Ma dentro, nell’inconscio collettivo, forse c’è ancora qualcosa di non detto, di rimosso, di conturbante.

In particolare, a Jörg Buttgereit, giovane e attivo regista tedesco, non va a genio la censura cinematografica1. Decide così di girare questo film, con l’aiuto di Manfred Jelinski come produttore e di una piccola troupe di veri e propri pionieri.

Il risultato di questo lavoro è Nekromantik: un film terribilmente scomodo, terribilmente di culto, terribilmente profondo.

Uscito in appena tre sale2, si dice che sia passato di mano in mano, in formato VHS, fra gli appassionati di horror e necrofilia delle peggiori videoteche della Germania.

La censura, accortasi della sua esistenza, ne ha fatto scempio per anni. Il suo seguito, Nekromantik 2, sarà sequestrato: un trattamento che non veniva riservato a un film dai tempi del nazismo3.

La trama di Nekromantik è abbastanza esile, ma supportata da ambientazione, effetti speciali, atmosfera, possibilità di letture politiche.

Rob Schmadtke (Bernd Daktari Lorenz) lavora in un’azienda di pulizie specializzata in incidenti stradali e scene del crimine. La sua mansione è quella di recuperare i corpi e i poveri resti presenti nei dintorni.

Questo lavoro è l’ideale per Rob, che indulge alla necrofilia e colleziona a casa brandelli di corpi e organi umani.

Rob ha una compagna, Betty (Beatrice Manowski, qui come “Beatrice M.”), anch’essa amante della necrofilia e di speciali bagni nel sangue umano.

Un giorno, Rob trova un cadavere (più o meno) integro e riesce a portarlo a casa. L’arrivo improvviso di un terzo elemento nella coppia porterà a tremendi sconvolgimenti.

Questa è la trama nella sua essenzialità, ma come si è detto c’è dell’altro.

L’ambientazione si divide in strade di campagna, villini di periferia e il sobborgo in cui abitano Rob e Betty, che possiamo intravedere in una breve, intima inquadratura di una colazione in cucina con colori accesi.

Molto particolare è una scena apparentemente slegata dal resto dello stile del film: in una selva di villette a schiera, un incidente con un fucile è l’avvenimento da cui parte il futuro ritrovamento del cadavere.

Colori vivaci, musiche ironicamente trionfali, vita quotidiana, un cielo azzurro e limpido, molta luce. Il richiamo più immediato è al genere dello heimatfilm, ossia a quei vecchi film che, fra il patriottico e il propagandistico (“heimat” in tedesco significa “casa”), popolavano la televisione della Germania Ovest.

Ecco, lo svolgersi degli eventi in questa scena configura una espressa e diretta critica sia all’heimatfilm che alla consolatoria propaganda di una patria incontaminata, sicura, confortevole.

Un’altra scena interessante è quella del cinema.

Rimasto solo, Rob si reca in un cinema in cui stanno proiettando un horror, “Vera“, talmente scalcinato da sembrare una parodia.

Anzi, più che sembrare una parodia, è una parodia! E infatti, come nelle migliori parodie degli slasher, il killer spunta fuori da tutte le parti e una volta catturata la vittima (una ragazza bionda con un vestito bianco) il film nel film sembra essere sul punto di trasformarsi in un porno.

In sala la noia regna sovrana: sono tutti fra lo sbadiglio e la risata; un giovane critico fuma, scrive appunti, sorride fra il compiaciuto e l’ilare.

Rob, dal canto suo, si annoia talmente tanto che ad un certo punto si alza e se ne va.

Ecco, quella che altrove sarebbe stata una scena più o meno inutile qui è una piccola parodia ben fatta, metacinematografica, dell’horror che andava per la maggiore in quegli anni (e, volendo, con una citazione all’inizio della sequenza).

Per il resto del film il grigio e l’anonimo pervadono ogni set esclusa la casa, in cui troneggiano i già detti barattoli con dentro i feticci, ossa umane utilizzate come ornamenti, e soprattutto il cadavere, appeso come un Cristo in mezzo alla stanza.

Gli effetti sono infatti il punto di forza di questo film, e il cadavere in particolare: cinereo, rigido, ricco di secrezioni di liquidi e sangue. Le scene degli amplessi sono giustamente diventate delle vere e proprie icone.

Un dato che potrebbe sembrare impreciso riguarda i metodi di lavoro della JSA (l’azienda di pulizie per cui lavora Rob): gli operai infatti non usano guanti, e maneggiano i cadaveri coperti di sangue e gli organi sparsi a terra a mani nude. Tuttavia potrebbe anche essere un elemento voluto per aumentare il ribrezzo nello spettatore: lo stesso ufficio del capo, del resto, è tenuto in un modo quantomeno discutibile.

In un film che avrebbe “solo” dovuto scioccare il pubblico e farsi beffe della censura, il protagonista è insolitamente profondo. Un trauma lo perseguita: da piccolo, infatti, aveva assistito alla macellazione del suo coniglietto preferito da parte di quello che sembra suo padre4.

I flash di questa esperienza affiorano più volte nel corso del film, e ci mostrano un ragazzo tormentato, solo con gli spettri del suo passato.

Il contesto circostante rispecchia questa inquietudine: psichiatri nei talk show parlano di fobie e cronaca nera; le strade sono luogo di incidenti, stupri e omicidi; basta un incidente o uno scatto d’ira per diventare un assassino.

E’ questa la “vetrina dell’Occidente”?!

No, quello che si vede in questo film è un Paese sull’orlo del collasso, preda di vecchi fantasmi.

E il finale è un lamento pieno di dolore. Per un amore perduto, per un’infanzia perduta.

L’infanzia di Rob. L’infanzia, forse, della Germania.

Nekromantik è più di un semplice horror. E’ un urlo contro la censura governativa. E’ un film dagli effetti a tratti impressionanti. E’ un film inquietante e commovente.

Da vedere almeno una volta nella vita.

 

Trailer

Su Amazon qui (german sub-eng):

Sitografia

Electric Sheep Magazine – http://www.electricsheepmagazine.co.uk/features/2014/12/15/nekromantik-interview-with-jorg-buttgereit/ (ult. visita 25/08/2017)

Girls And Corpses – http://girlsandcorpses.com/issue12_nekromantik.html (ult. visita 25/08/2017)

Hig Def Digest – http://bluray.highdefdigest.com/13414/nekromantik.html (ult. visita 18/08/2017)

The Digital Bits – https://www.thedigitalbits.com/site_archive/reviews/nekromantik.html (ult. visita 18/08/2017)

The New Flesh – https://thenewfleshfilm.wordpress.com/2016/10/22/31-days-of-horror-2016-day-21-nekromantik-1987/ (ult. visita 25/08/2017)

Wikipedia in inglese – https://en.wikipedia.org/wiki/Nekromantik_2 (ult. visita 25/08/2017)


  1. http://girlsandcorpses.com/issue12_nekromantik.html
  2. http://www.electricsheepmagazine.co.uk/features/2014/12/15/nekromantik-interview-with-jorg-buttgereit/
  3. https://en.wikipedia.org/wiki/Nekromantik_2
  4. La macellazione è ripresa dal vero, non è un effetto speciale. A quanto risulta, comunque, non dovrebbe essere stata girata appositamente per il film, ma solo montata. Sul punto: https://thenewfleshfilm.wordpress.com/2016/10/22/31-days-of-horror-2016-day-21-nekromantik-1987/ e http://www.electricsheepmagazine.co.uk/features/2014/12/15/nekromantik-interview-with-jorg-buttgereit/

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